Le foreste mediterranee costituiscono sistemi socio-ecologici dinamici, plasmati da interazioni millenarie tra natura, gestione e cultura. Oggi questi paesaggi affrontano una transizione accelerata, in cui i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e le trasformazioni socio-economiche ridisegnano funzioni, identità e vulnerabilità. Considerare le foreste come sistemi e infrastrutture vitali significa riconoscerne il valore, i servizi ecosistemici e il ruolo nella cultura e nella bioeconomia. Significa orientare ancor più la ricerca e le azioni ad essa interrelate verso la comprensione della complessità degli ecosistemi mediterranei e delle loro potenzialità effettive nella regolazione multiscalare dell’acqua, del suolo e dei cicli biogeochimici, nel sostenere la biodiversità e nel contribuire alla bioeconomia territoriale.
La crescente pressione di eventi climatici estremi, incendi di vaste dimensioni ed elevata severità, spopolamento e crisi del reddito legati alle produzioni agrarie e forestali richiede approcci di governance adattiva capaci di integrare conoscenze scientifiche, saperi tradizionali e innovazioni gestionali. Nei paesaggi agro-silvo-pastorali, questa integrazione è essenziale per mantenere la resilienza ecologica e sociale e contrastare processi di abbandono, semplificazione ecologica e degrado del suolo. La pianificazione, la progettazione e la gestione ecologica integrata, nonché la valorizzazione dei servizi ecosistemici, emergono come strumenti chiave per favorire comunità sociali più preparate e territori più robusti. In questo scenario, il paesaggio diventa strategico per l’adattamento, capace di orientare nuovi rapporti tra ricerca, politiche e cittadini, e di promuovere una transizione verso sistemi mediterranei più resilienti.